Avvicinamento alla pesca a mosca

L’avvicinamento alla tecnica della pesca a mosca è avvenuto per soddisfare il bisogno che avevo di pescare, quando non ho più potuto farlo nel posto e nel modo che da sempre preferivo.
Infatti ero solito recarmi, nelle ore precedenti al tramonto, alla scogliera del porto turistico della mia città, e lì trascorrevo le ore del pomeriggio tentando di catturare delle spigole con la mia fedele bolognese, in trattenuta, oppure all’inglese. Un giorno l’accesso alla scogliera fu vietato dalla Capitaneria di porto. Per me fu come, quando sul più bello del percorso a folle velocità sulle montagne russe, un corto circuito causa un black-out: la giostra si ferma e tutti devono scendere e devono tornarsene a casa, insomma una vera delusione.
Decisi allora che avrei cominciato a pescare a mosca. Quella della pesca a mosca era un’idea che ogni tanto si faceva spazio fra i miei pensieri, fin dalla tenera età, quando frequentavo il negozio di pesca di mio padre dove potevo guardare gli artificiali e le attrezzature specifiche per questa tecnica. Stefano-davidIn quel luogo ebbi modo di conoscere alcuni signori di mezza età che pescavano con la mosca e sentire i loro discorsi contribuì ad alimentare l’idea che fosse una tecnica di pesca molto difficile, con numerosissime variabili da considerare e molti dettagli da curare. Mi resi conto che non avrei saputo neanche da dove cominciare, che non conoscevo nulla di questa tecnica, se non qualche generica informazione appresa leggendo i romanzi di Mario Albertarelli. Tuttavia la voglia di imparare una nuova tecnica di pesca, e di pescare in altri luoghi, mi spinse ad andare oltre la paura di confrontarmi con la mia capacità di imparare un modo di pescare che consideravo quasi inarrivabile. Acquistai allora una canna economica e delle mosche per cavedani, in quanto il tratto di fiume che avevo scelto per fare le mie prime esperienze era ricco di questi ciprinidi e per me sarebbe stato forse piu facile. Arrivato sulle sponde del fiume Fino, che già avevo frequentato per la pesca a spinning, vicino ad un paesino dell’entroterra abruzzese, e montato un terrestrial al finale (un’imitazione di vespa), ho incominciato a lanciare in modo istintivo senza sapere quali fossero i movimenti giusti da fare. Ho continuato così a recarmi in quel tratto di fiume ogni volta che potevo, per un anno circa. Nel corso di queste giornate trascorse in solitudine, immerso nella natura rigogliosa del paesaggio abruzzese, iniziai a notare alcuni fenomeni: quando la mosca batteva sul pelo dell’acqua il cavedano che era nei paraggi andava per reazione istintiva su di essa, senza pensarci due volte. Cominciai così a conquistare le mie prime catture che continuarono ad aumentare con un ritmo costante, seppure non avessi apprezzato dei miglioramenti rilevanti nel lancio. Nonostante tutto ero talmente affascinato da una tecnica di pesca così sofisticata, che avrei affrontato tutte le difficoltà che la pratica di questa avrebbe comportato. La curiosità cresceva sempre più, iniziai a documentarmi su internet, leggere blog e forum dedicati: tecniche di lancio, imitazioni, entomologia… Scoprii così l’esistenza in Abruzzo della S.I.M., Scuola Italiana di Pesca a Mosca, e che di lì a poco ci sarebbe stato un corso per principianti. Colsi al volo l’occasione. Durante le tre giornate del corso ho potuto apprendere i rudimenti della tecnica del lancio veloce utilizzando una canna 7’6” coda 3, che avevo preso poco tempo prima su internet. Grazie a quelli che poi sarebbero diventati miei amici, ho anche compiuto i primi passi da costruttore di mosche artificiali, imparando a posizionare le piume sull’amo e a realizzare le prime semplici imitazioni di insetti. Sono così finalmente arrivato alla conoscenza di alcuni degli elementi di base per la pesca alla trota. Successivamente ho preso l’abitudine di andare frequentemente sul fiume Pescara e, se le condizioni metereologiche non lo permettevano, di montare un fiocchetto al tip e di lanciare su prato. In questo modo ho perseverato nell’esercizio, anche se la cattura della trota sembrava essere molto lontana. Seguendo gli allenamenti di lancio del gruppo di moschisti conosciuti in occasione del corso, e andando a pesca con loro, ho avuto la possibilità di arricchire ulteriormente le mie conoscenze e di capire come evitare gli errori più comuni come il dragaggio della mosca.

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Inoltre avevo il desiderio di apprendere le dinamiche del fiume, di osservare le schiuse degli insetti e di scoprire il modo di alimentarsi delle trote. Un crescente interesse sul ciclo vitale della fauna bentonica mi ha spinto a portare nelle mie uscite un retino a maglia sottile, per osservare le ninfe presenti sul fondale e per prendere al volo le effimere durante le schiuse, in modo da poterle replicare al morsetto la sera. Pescare con la mosca non vuol dire stare sulla sponda di un fiume con la canna in mano per tutto il tempo ad aspettare che la trota abbocchi, tale tecnica di pesca permette di assaporare il gusto di fare piacevoli camminate lungo la vallata, ascoltando l’acqua che scorre, osservare le schiuse, le danze di accoppiamento delle effimere e le loro ovodeposizioni ed accumulare così un impressionante quantità di informazioni che nessun libro e nessuna persona potrà mai essere in grado di trasmettere a pieno. Da quel momento mi sono dedicato allo studio degli insetti nei loro vari stadi vitali, presenti nelle zone che avrei frequentato, nonché alla scelta dei materiali che avrei utilizzato nella costruzione delle loro imitazioni, considerando i dressing classici come punto di partenza, sempre con una tendenza a guardare avanti, verso l’innovazione. Così, come alla fine di un tortuoso sentiero che è stato difficile percorrere, si può godere di una vista mozzafiato del paesaggio, così il mio percorso di avvicinamento a questa disciplina mi ha fatto scoprire un mondo con innumerevoli ricchezze, che apprezzo anche grazie alle difficoltà che ho dovuto e dovrò continuare ad affrontare.

Stefano Tieri

2 thoughts on “Avvicinamento alla pesca a mosca”

  1. andrea de leonardis

    Articolo molto ben curato e dettagliato.

    Complimenti Stefano per la pazienza e perseveranza!

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